Piccini e piccine, questa è la storia di un gattino
che come molti di voi, è ancora bambino.
Gnoppi è il suo nome, e come già detto
non è adulto, bensì cuccioletto.
Un giorno normale, durante il meriggio
Gnoppi sognava di pollo un assaggio.
Con l'acquolina e con grande famona,
si diresse dalla bellissima signora Ramona.
"Signora Ramona, signora Ramona!" chiamò il gattino.
"Se faccio le fusa, mi fai un panino?"
La dolce signora, intenta a parlare
rispose un po' dura: "Avrei da fare!"
Triste e depresso il povero micio
niente, nulla né una forma di cacio
né un chicco d'uva, né una mela croccante:
attese del tempo, triste e zelante.
Passarano ore, mesi e minuti,
passarono anni, qualcuno l'aiuti!
Ramona, Ramona, hai forse scordato
che il micio tuo è ancor affamato?
La distolse Gnoppi dal suo lavoro
ma ricevette uno schiaffo sonoro.
Il micetto non s'arrese comunque:
decise così d'arrivare al dunque.
Nella stalla vecchia decise di andare
e forse qualcosa trovar da mangiare.
Non trovò cibo, né acqua né delizie
bensì sol lame e bende fittizie.
Cosa poteva, in fondo fare
un piccol gattino, con quell'affare?
Di carne era ghiotto, ma non c'era nulla.
Si recò tostò dalla fanciulla.
Il suo verso da micio i cuori scioglieva
meno quando egli una lama manteneva.
Ferma la zampa, grande il coraggio
"Della tua pelle voglio un assaggio!"
"Scappate di qua, scappate di là!
Un gatto parlante, cosa farà!"
Così Ramona, dal terrore impietrita
dopo un bel po' venne punita.
Grande l'affronto, triste l'affondo
il piccolo Gnoppi scattò giocondo.
"Ramona cara, non so che dire
questa lama non volevo brandire.
Mi hai costretto in preda al digiuno.
Or morrò qua, attendendo il perdono".
Gnoppi morì, morì di vergogna.
Cari bambini, ferir non bisogna.
Seppur di fame, state morendo
non v'è bisogno di lama tradendo.
Non v'è bisogno d'odio perire,
seppur l'altro non vi sta a sentire.

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